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| Festa di Sant'Anna
Il
culto di S. Anna presso la comunità zollinese ha radici
profonde che risalgono alla fine del XVIII° Secolo, quando
a seguito delle apparizioni della Santa ad una vecchietta
si creò un’intensa devozione popolare che permise
la realizzazione di un’ardita costruzione per il tempo,
la chiesa di S. Anna, e che si è trasmessa immutata
nei secoli di generazione in generazione, come dimostra l’assidua
frequentazione di cui è oggetto a tutt’oggi la
Chiesa soprattutto da parte delle coppie sterili e dalle donne
in gravidanza.
Nell’ultimo secolo accanto al culto religioso si è
sviluppata una festa civile dedicata alla Santa, che si tiene
nei giorni 25 e 26 luglio, all’organizzazione della
quale i cittadini zollinesi concorrono in modo esclusivamente
volontario.
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| Festa di Sant'Antonio
Il suo culto è presente da molti secoli e si suppone che a portarlo nel nostro comune siano stati gli spagnoli. Potentissimo in cielo e in terra, Sant'Antonio non tardò a farsi accettare dalla comunità, fino a quel momento legata ai santi orientali e alle gesta dai martiri bizantini. Molti, si dice, sono stati i miracoli del patrono che salvò numerosi fedeli da gravissime malattie e che si adoperò per proteggere il paese da calamità naturali. Egli sconfisse terremoti, alluvioni, carestie, invasioni di cavallette, cicloni. E proprio un ciclone stava per abbattersi su Zollino il 23 agosto del 1898. Quel giorno caldissimo d'un tratto giunse da occidente un potente uragano, un nero "zzunfione" che oscurò il cielo e si appropriò delle prime case del paese. La gente urlava e fuggiva per le strade in preda al panico: la coda nera
dello scarcagnulu (é chiamato anche così l'uragano) trascinava nel vortice muri e alberi strappati dal suolo con inaudita violenza. Le tegole della case cadevano, i tetti di "cannizzi" volavano in aria, gli alberi di olivo, anche secolari venivano sdradicatie portatiin aria come fuscelli, i campi coltivati erano devastati dal temporale, le campane suonavano da sole. Sembrava che fosse arrivata la fine del mondo. Tutta la gente del Paese si era recata in chiesa a pregare e invocare con fede l'intercessione di Sant'Antonio; tolsero dalla nicchia la statua del Santo e adornata con i paramenti sacri la portarono in processione fuori per il paese, sperando in un miracolo. La vecchia statua del Santo era stata ricavata da un albero di pero cresciuto in una campagna di proprietà della parrocchia, da sempre era oggetto di suppliche e di richieste più disparate, pratica abituale in un paese piccolo e povero che ricavava dall'agricoltura quanto bastava appena alla sopravvivenza. Davanti all'improvvisata processione l'ira della natura si placò improvvisamente,l'uragano mutò direzione e si allontanò da Zollino, successivamente quella zona venne dedicata al Santo e nel 1994 venne eretto un monumento in suo onore.
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Festa "De lu Focu"
Classica “festa d’inverno” o del solstizio; della fine e dell’inizio del ciclo annuale, la festa è una sfida alla brutta stagione.
La riproduzione, nella fredda notte invernale, di un “sole artificiale”; i cibi tipici tra cui la famosa "Sceblasti" lievitata e cotta all’istante; l’amosfera magica attorno al fuoco, elemento ancestrale e tuttora emblematico della socializzazione e della partecipazione di tutti; le ronde spontanee rendono l’evento unico e imperdibile.
Il progetto originario, pienamente riuscito, era il recupero delle tradizionalifocare di S.Antonio, in crisi mortale negli anni ‘70, anticipandole dal 17 gennaio al 28 dicembre, cioè, in epoca di emigrazione, da un tempo vuoto a un tempo pieno di gente.
La manifestazione è un’idea di Giovanni Pellegrino, organizzata per le prime edizioni dal Circolo Popolare a partire dal 1978. In ordine di tempo è la seconda delle grandi feste popolari del Salento, dopo la festa de lu mieru di Carpignano. Decisivo l’apporto, per la sua conservazione, della Bottega del Teatro e successivamente di un Comitato ad hoc.
Oggi siamo in piena evoluzione sincretica, tanto che recentemente la festa si è arricchita di un elemento catartico che vede il processo all’anno che sta per finire: un pittoresco fantoccio di cartapesta, opera di un gruppo di appassionati guidati da Fernando Caputo, viene ritualmentecaricato delle cose brutte patite dalla gente e quindi bruciato.
Festa di fuoco, quindi, di giochi, di tradizioni e di riti liberatori. Nella spianata “Lumardu”: un incrocio di antiche strade e tratturi che attraversano il Salento da nord a sud e da est a ovest, accanto agli antichi puzzieddhi degli Ursi, che permettevano le soste di uomini e animali; a due passi dal menhir S.Anna, un luogo sacro e attrezzato per gli incontri e gli scambi fin dalla preistoria.
Giovanni Pellegrino
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